Eccomi qua, cara indisciplinata! Direi di cominciare con un onesto, semplice, comunissimo ma non meno importante: “Ciao”.
Ciao a te che in questo momento stai leggendo, tu che, per inciampo o per scelta, ti ritrovi in questa zattera virtuale, in risonanza con ogni rotta scomposta e creativa.
A te che, come me, dopo aver girovagato nel meraviglioso Eden per anni e anni, hai scelto di farti buttare fuori disobbedendo poiché nella migliore delle ipotesi hai avuto semplicemente le ovaie gonfie di noia, nella peggiore hai capito che una certa affettata perfezione voluta dall’alto è il vero inferno. Meglio mortali in viaggio che eternamente in gabbie dorate. Come bandiera non potevo che scegliere una mela. Uno spermatozoo (o un serpente?) delinea i suoi confini. La fogliolina un bocca rovesciata, indisciplinata, controcorrente. Questo nostro frutto ci fa l’occhiolino, ci sorride, ci dice “fatti avanti, mangiami, che puoi conoscere tanto di te stessa!”. Lo spermatozoo non racchiude del tutto la mela, lascia un piccolo ingresso per comunicare con il mondo.
Bene, visto che ormai sei qui, ti accompagno a fare un giro, a provare questo abito dalle taglie variabili, dalle cuciture creative. Salpiamo!


Sulla solitudine: la schiavitù del castello

Quanto il nostro processo di emancipazione di genere è proporzionale all’evoluzione del sistema…

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Sulla solitudine: ouverture

Guardarsi dentro, giù giù fino agli abissi, fino a quel fondale nel quale a volte ti sembra di…

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Alessandra – quel sorriso che sei

E i tuoi occhi grandi
/ fuori dai confini/ 
brillanti, famelici, / 
indisciplinati,
/ e il tuo…

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SUDario cardiaco

L’amore accade per mille meravigliosi e immateriali motivi. A me è accaduto il Sud.Un giorno, se la…

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Di inciampi e note. (Segni particolari: atterraggio)

Di inciampi e note. Segni particolari: atterraggio. Occupazione: libera sbucatrice. Guardo la buca.…

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I piedi sono ali

Osservo i miei piedi. Hanno bisogno di riprendere a camminare, di tornare a ballare. Mi chiedono di…

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Che me voi rubbà la corona?

Come procede il rifugio nella reggia? Qui, nel mio covo, io pratico insonnia, agisco un sonno…

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La donna che vorrei essere

Oggi, nonostante l’immenso sconvolgimento pandemico che stiamo vivendo e che sta mettendo in…

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Festeggiamo il battito delle nostre pance.

Eccoci, care indisciplinate. Che siate fidanzate, accompagnate, sposate, corteggiate, che siate…

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Voglio mangiare carbone

Ci siamo. Pronta a ricevere gli auguri per la tua “festa”, come ogni epifania? Pronta a fare…

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Mela malum

Ciao cara indisciplinata! ( o caro indisciplinato perché no?). Visto che come me anche tu, dopo…

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Tutto a posto

Un piccolo attrito, forse un inciampo, un sussulto sottile, minuto, affilato. Un attimo, solo un…

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Ti sei mai trovata lontana dalla terra anni luce? Quei momenti in cui ti senti più un’aliena che cittadina di questo mondo? A volte troppo goffa, altre troppo ingenua, altre ancora troppo sorda, troppo cieca, troppo intelligente, troppo sensibile, proprio un troppo che è troppo. Sì, lo so, di base sono quei simpaticissimi conflitti interiori a farci stare scomode, a spedirci in altre galassie. Diciamo che la società non è a misura di donna, a parte dedicare a noi signore la maggior fetta del mercato industriale che ci rende perfette consumatrici e apparentemente protagoniste. No, niente vittimismo. Ad ognuna il suo pianeta, nel quale riprendere fiato, ritrovare sé stessa, ricaricare i poteri o al contrario poterli finalmente abbandonare.
Ecco, a me è capitato Marte, che non mi pare proprio un’oasi dove ristorarmi. Marte, dio della guerra, archetipo maschile per eccellenza. Marzia: dedicata a Marte. Beh, vorrà dire che sul mio pianeta mi toccherà lottare. E imparare a confrontarmi con la mia parte maschile, con gli uomini in genere. Dunque faccio la pendolare, come te, che sei qui a leggere di indisciplina. Tragitti quotidiani tra il mio pianeta paterno e la mia terra madre. Al centro di questo ponte intergalattico ci sono io. Forse. E come ogni avventura astrale che si rispetti, appunto le cronache, diario di bordo per una marziana un po’ extraterrestre, un po’ umana.
E tu? Che viaggio fai ogni giorno?


Se avessi quattro zampe

Non ero io che ti portavo fuori. Eri tu che portavi me, tu mi hai fatto scoprire il mondo. Quello…

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her 2 positive – twice a woman

Il tempo di una rinascita. Partorire sé stessa, riaprirsi nuovamente al mondo. Her2 positivo.…

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Il punto dell’io

Intuisci, guardando nel profondo di quel nero, che in lui c’è l’incommensurabile, il non detto, il…

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La scia dell’essere

L'incredibile potenza della lentezza. Ogni millimetro conquistato è un mondo di dettagli e…

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Fossetta e Nasone

In quella desolata tiritera, in un angoletto de cemento, nascosta dalla luce der lampione, na…

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primo maggio in bianco per la cultura

L'arte è la nostra grande mela, il nostro morso alla conoscenza. Primo maggio 2020. Sciopero in…

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Cucire le ali. Una liberazione artigiana.

Mi raccontava di una bambina che nonostante tutto sbatteva le ali, nata per volare, libera di…

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Prima l’uovo o la gallina?

La pasqua è arrivata, ma la quarantena continua. Personalmente non seguo nessun credo religioso, ma…

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Fiorire dentro. Il corpo in quarantena.

Torno a scrivere di notte, in queste notti dal silenzio pieno, ovattato, arcaico. Esco con il cane…

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Ai miei piedi fa male la testa

Buongiorno mie care spettinate! Oggi, dal pianeta extraterrestre, do voce ai piedi. Oggi ripercorro…

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Ho molto sogno arretrato

Inizio questo diario marziano mettendo subito le cose in chiaro. Ci tengo ad essere onesta con te.…

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Le allungatoie

Sarà che vengo da Marte e mi sento sempre un po’ forestiera, sarà che sono indisciplinata, nomade,…

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Dedico questo spazio al corpo di Eva. In origine Eva non sa di essere donna. O meglio, lo sa inconsciamente. Dovrà scoprire da sola la sua natura più segreta. Segreta soprattutto a sé stessa.
Corpo in movimento, che si trasforma, sorprende, stravolge, fiorisce, frutta e muore continuamente. Corpo apparentemente estraneo, corpo che tradisce. Eva è convinta di essere nata dall’uomo. Ci hanno abituate a definire noi stesse, il nostro corpo, il nostro sentire, il nostro pensare, sempre in riferimento al maschio. Per secoli ci hanno (e ci siamo) descritte attraverso le nostre differenze dall’uomo.
Grazie ad Eva la conoscenza ha smesso di essere un frutto proibito, al di là delle conseguenze che il “padre” le ha inflitto. Eva ci ha salvate da una gabbia dorata e perfetta. Tutte siamo Eva, al di là della nostre origini culturali. La prima donna che siamo, che ognuna di noi ha dentro e che vuole essere libera di emergere. Ci confrontiamo con i cambiamenti, le mutazioni naturali, l’aspetto intimo, giù giù fino alla nostra vagina. Siamo un po’ tutte in conflitto con questo corpo. Eppure è la nostra casa. Mia madre, classe 1935, due anni fa mi ha confidato che ogni tanto ancora si organizza da sola, di nascosto, per occuparsi della sua sessualità. Ho provato un moto di orgoglio e una fitta di dolore. Orgoglio per la sua forsennata volontà di non rinunciare del tutto a sé stessa, per il suo istinto alla libertà, per il suo diritto al godimento, per la bellezza di volerne parlare con me. Dolore per la vergogna e il senso di colpa che ho percepito in lei quando mi ha confidato la sua intimità, portatrice lei stessa di un giudizio che il sistema le ha indotto. E allora provo a raccontarlo questo nostro corpo, ad appuntare un diario di questo percorso di scoperta.


Quegli esami orali…

Ripercorre la storia del proprio curriculum sessuale, della propria vagina. Dell'incontro con il…

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Il libero canto della vulva (e torte di mele a gogò)

Oggi, in questa vita di quarantena e di tremore,  torno di nuovo a far parlare il corpo.  In questa…

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Chi ha mangiato la marmellata? Primo, disastroso, fantozziano, rapporto orale.

Oggi torno al corpo. Non c’è momento nella vita di una donna in cui il corpo non dica la sua. La…

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Non sapevo di essere donna

I primi 10 anni della mia vita sono cresciuta vivendo il corpo con naturalezza, senza farmi…

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Ma io non so pescare

Alto , bruno, atletico, 16 anni. Sono in acqua. Lui si avvicina a me. - “Quattord -Dodici” -…

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Il tempo che perdo è nei versi che trovo.


Una volta ero un rombo

Una volta ero un rombo

volavo tra gli stormi

nuotando tra le nuvole

poi ho visto il lato

delle cose

e ho dovuto ammettere

di essere un triangolo

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Mangio parole

Mangio parole e non sono mai sazia. Eppure quel vagito, quel suono iniziale, ancora lo devo digerire.

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Il tuo primo pubblico

Dolore di madre. Solitudine di figlia.

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