Gennaio 5, 2020In Cronache marzianeBy Marzia

Ho molto sogno arretrato

Inizio questo diario marziano mettendo subito le cose in chiaro. Ci tengo ad essere onesta. Io ho molti debiti. Che dico molti, una moltitudine! Sono debitrice, debitrice di riposo.
Intendiamoci, il sonno ce l’ho. E molto anche. Arretrato. Provo a saldare questi arretrati, ma ne accumulo subito altri e il sonno, puff, svanisce. Dice, sarà per l’ansia, le preoccupazioni, il domani, i soldi, la salute, l’amore. Ah già, l’amore…
Beh, sì, accade che a non farmi dormire siano i pensieri, i per come, i per dove, i perché, i porcaccia la miseria. Ma la verità è un’altra.
Io ho sonno, che dico, ho sonnerrimo! Attimi di crollo improvviso dai quali riemergo all’impazzata eppure, posso aver fatto il giro del mondo in 24 ore, arrivata la notte tengo, tengo, tengo, mi occupo di questo, scrivo di quello, appunto quell’altro, triplico progetti, lavo i pavimenti, metto lo smalto, vedo un film ma che sia meraviglioso, che non mi addormenti, mangio e rimangio, navigo nella rete del mio mare, leggo saggi, romanzi, oroscopo, tarocchi, cerco nuovi tagli, parole chiave, idee, urgenze improvvise, soluzioni ai tutti i miei singhiozzi.
Tutto per non farli parlare. Per non lasciarli soli tra loro a fare il punto della situazione. Mica per altro, giusto perché poi travisano, deliberano e ti riferiscono tutto all’improvviso, quando e come vogliono loro, e chi li capisce è bravo.
Certo che sono sicura! Appena tu chiudi un occhio, zac, si riuniscono e parlano. Parlano eccome! Li ho sentiti una volta che ero in veglia.

La mia colecisti aveva la bile e diceva che non ho abbastanza fegato, il fegato dal canto suo si è gonfiato tutto orgoglioso, uh quanto è permaloso il mio fegato, pare che è l’unico ad avere coraggio. La milza depressa si lamentava di essere disoccupata, sminuita, non considerata, sempre ferma a far nulla, a parte qualche piccola rivincita al primo movimento concitato, l’ebbrezza di un attimo di notorietà.
Mentre la milza blaterava, i polmoni eran lì che facevano pranayama, bisbigliando tra loro: “eh ci ha maltrattati, vent’anni di fumo e smog, noi, che respiriamo il mondo, noi che soffiamo la vita”. Per far loro dispetto, il colon li molestava con nauseabonde pernacchie depurative.
Nel frattempo tra le ossa aveva luogo una concitata riunione sindacale per indire uno sciopero contro le infiltrazioni che rendono la struttura fuori norma.
In un piccolo ring più sotto, le ovaie se le davano di santa ragione, in competizione per il premio prima ovulazione del mese, mentre la vagina urlava a squarciagola il suo diritto di libero godimento al suon di “datemi i contributi, datemi i contributiiiiiii!”
In questo delirio le arterie e le vene, trafficatissime di immagini e sapori, chiedevano il blocco della circolazione per inquinamento emotivo.
E infine il cuore, minacciando l’arresto, chiedeva il pizzo ai sogni che tentavano di uscire dagli alveoli.
Questo grande subbuglio, questa incredibile carboneria organica, è svanita al mio risveglio. Tutti buoni, bravi, belli. E come si fa a prenderli in castagna? Bisogna dormire ad occhi aperti, riprendere il controllo, fare un incantesimo! Allora cerco l’abracadabra, tradisco il sonno, lo abbandono, lo boicotto. Ma lui ha amici potenti, ritorna da ogni esilio e mi chiede il debito.
Mi dice di lasciare, non è questione di potere, non è questione di capire, è solo l’io che va morire, è solo l’io che torna a casa, dove tutto viene detto, dove tutto è verità.

Ho proprio perso il sonno
non so da qualche parte
forse lì nella mancanza,
o qui, nel mio pensare
lo cerco e lo ricerco
lo chiamo a squarciagola
mi chiedo dove e come
mi dico fai qualcosa
mica per altro
è che ci ho dentro i sogni.