foto di Tamara casula
Gennaio 3, 2020In IndisciplinataBy Marzia

Mela malum

Mela: bellezza e perfezione. Nelle scuole iniziatiche, è il simbolo della conoscenza poiché, tagliandolo in due (nel verso perpendicolare all’asse del peduncolo), vi si trova un pentagramma, tradizionale simbolo del sapere, disegnato dalla disposizione stessa dei semi. (Ombre des Cathédrales di Robert Ambelain)

La simbologia che nei secoli le è stata attribuita è assai ampia. Le storie che la vedono protagonista, mitologiche, divine, leggendarie o meno, sono numerosissime.
Eva, Atalanta, Biancaneve e la matrigna, il giardino di Hera con l’albero dai pomi d’oro e le ninfe Esperidi a proteggerlo, Paride e il pomo della discordia, il mito celtico di Avalon, Eracle e la sua undicesima fatica, Newton e la legge di gravità, Guglielmo Tell, La Madonna delle mele e ancora Steve Jobs e la Apple, Magritte e i volti a forma di mela. Dalle ere primitive, alla mitologia greca, romana, celtica, bretone, orientale, sudamericana, ai giorni nostri. Scienza, arti, religione, letteratura si sono contese e continuano a contendersi questo piccolo frutto.
Frutto di conoscenza, religione, seduzione, fertilità, ribellione, rapporto con l’aldilà e immortalità. E tanto altro ancora.

Chiudo questo primo assaggio con due piccoli morsi:
La mela in realtà è un “falso frutto”. Il vero frutto è il torsolo, la parte commestibile è solo il ricettacolo. Questo è il motivo del mio smangiucchiare. Mangiare la polpa per arrivare al torsolo, all’essenza, al vero frutto. Conoscere non è poi spolpare, andare al nocciolo? Se non assaggio fino in fondo non comprendo il cuore, l’anima, l’origine.  Tocca scavare a fondo per arrivare alla radice. Un torsolo è bozzuto, smozzicato, stortignaccolo, diciamocelo, bruttino. Ma è lui il frutto che pian piano riesce a vestirsi di polpa e bellezza.

Direi che la nostra mela è un mondo così ricco da non poter essere circumnavigato in una spedizione, perciò, promesso, faremo molti viaggi per assaggiarla, approderemo in tutte le isole leggendarie, nelle fiabe, nella storia, tenteremo mano mano di cogliere le molteplici proprietà del frutto di questo mitico albero.

Per ora, con la bocca piena e l’alito fresco, ti saluto con questo ultimo morso: mela deriva dal latino “malum”. Ecco, siamo mangiatrici di male.

Enciclopedia Treccani
MELA: /’mela/ s. f. [lat. pop. mēlum (gr. attico μῆλον) per il classico malum (gr. dorico μᾶλον)].
Falso frutto costituito da vari carpelli cartilaginei, formanti 5 logge seminali e circondati da una parete carnosa, che deriva dalla saldatura e dallo sviluppo più o meno ricco dei tessuti carpellari e ricettacolari. È tipico della sottofamiglia Pomoidee (famiglia Rosacee; da alcuni è considerata come famiglia distinta: Pomacee), che comprende i generi Cotoneaster, Cydonia, Pirus, Eriobotrya, Amelanchier, Crataegus, Mespilus e altri; molti sono fruttiferi, come melo, pero, cotogno e nespolo. Le Pomoidee hanno 2-5 carpelli, saldati fra di loro e concresciuti con il ricettacolo; il vero frutto è rappresentato da ciò che comunemente si definisce torsolo, mentre la polpa costituisce, considerata a sé, uno pseudofrutto, derivando dall’accrescimento del ricettacolo floreale.