Se avessi quattro zampe
Luglio 18, 2020In Cronache marzianeBy Marzia

Se avessi quattro zampe

Il 14 luglio amore mio fu presa la Bastiglia. Fu l’inizio di una grande rivoluzione, sai, davvero cambiò la storia. Ma le rivoluzioni, amore mio, non sono delle passeggiate, sono dure, cruente, violente. Il 14 luglio amore mio è anche la nostra rivoluzione. La nostra, da bravi italiani, è stata un po’ casereccia, disorganizzata. Io, che ho sempre fatto finta di essere il capitano ( in realtà lo eri molto più tu, e per galanteria, per fedeltà, mi hai sempre lasciata giocare il ruolo), dicevo, io ho tentato di prepararmi, ma non con dovizia, non con disciplina. Non sono una stratega amore mio, lo sai. Ce lo possiamo dire, vero, amore mio, che non eravamo pronti? Ce lo stiamo dicendo in questi giorni.

Ma poi, sai amore mio, che significa vivere pronti? Significa illudersi di essere onnipotenti, di avere tutto sotto controllo, essere sempre in guardia. Significa non vivere, amore mio. Significa non accettare la nostra piccolezza. Che è la nostra potenza. Come è potente un granello di sabbia che una volta è stato roccia. Il 14 luglio 2018 è stata la nostra rivoluzione, o meglio, la nostra seconda rivoluzione.

La prima, quella grande, quella devastante e irrimediabile, fu una domenica di metà febbraio, e c’era il sole amore mio. Eravamo in campagna amore mio. E andavo a fare la spesa amore mio, con la spazzatura del sabato in macchina da buttare. Ma lo sai, mi conosci, sono sempre distratta, e ho saltato i secchioni, facendo della monnezza il mio passeggero. E così, amore mio, così ecco quei secchioni d’angolo, quelli che mai ho preso in considerazione, quelli che sono stati galeotti. Scendo a gettar via il consumo del quotidiano nulla, ed eccoti lì, minuscolo, magrissimo, tutto fango e fame, che cerchi di aprire le buste abbandonate fuori dai secchioni. Proprio vero amore mio, che dal letame nascono i fiori. Siamo stati cibo l’uno per l’altra. Golosi, famelici, buffi. Aldo, amore mio, Peppetto, Sancho Panza, con tutti gli innumerevoli soprannomi che ti sei meritato. 

Bellissimo, fiero, simpatico, coraggioso, mai come in tutta questa vita mi sono sentita protetta così. E mai nessuno è stato una guida, un maestro tanto onesto. Che meraviglia la tua fedeltà fatta a volte di pazienza, altre di musi lunghi. La tua fedeltà è stata una scelta giornaliera, non un dovere, non una dipendenza. Perché lo so amore, lo so bene, che hai il carattere per mandarmi a fanculo. Eccome. E quante volte hai sbuffato, quante altre ti sei offeso, quante altre ancora hai perdonato in un secondo. Amore mio, ti penso spesso, ti sento così vicino, sono già due anni che sei andato oltre. Due anni in cui ho capito quanto è grande ciò che ho imparato da te. E passo in rassegna mille volte quando ho fatto vincere la mia pigrizia, il mio egoismo, la mia trascuratezza, l’innumerevole lista di casini umani che hai dovuto sopportare e che dovrai insegnarmi a perdonare. Ed ecco, allora, che mi compari con il tuo muso buffo, con il tuo fare smilzo e la tua gioia di uscire, di andare per il mondo, con le tue leccate umide e saporite. La mia alitosi preferita. Unica puzza che ho potuto amare e che mi manca immensamente. La puzza della verità, della semplicità, della vita. Il mio profumo preferito. Che mi ha fatto sentire a casa.

E allora sai amore, sai questa grande nostra seconda rivoluzione, mica la tradisco io. Hai visto, appena te ne sei andato, ho camminato per mesi, solitaria, nei nostri luoghi, in questo paese nel quale mi hai seguita ovunque, sono uscita la mattina, la sera dopo cena,  piede dopo piede, piano, piano, per suonare ancora e ancora il ritmo cadenzato delle pause pipì. Ho camminato, odorato, annusato, assaggiato, ascoltato, amore mio. Perché questo mi hai insegnato. Non ero io che ti portavo fuori. Eri tu che portavi me, tu mi hai fatto scoprire il mondo. Quello vero, quello minuscolo, quello di una pigna, di un’ape, del profumo dell’erba, della bellezza della pioggia. Tu mi hai fatto camminare piano e a lungo. Tu la notte, tu il mattino. Amore mio , il 14 luglio è stata la nostra seconda grande rivoluzione. No, non eravamo pronti. Tu non volevi. Io men che meno. Ma vedi amore mio. Io sono umana, e so davvero poco (o forse ho dimenticato, perché la storia di noi umani è un progresso che dimentica la sapienza del sentire, della percezione, della magia, della non logica), insomma amore mio, non so quasi nulla delle cose indicibili che forse voi animali sentite nelle vene, ma se solo c’è una piccolo pregio, una piccola possibile bellezza in questo mio essere bipede, è avere coscienza di un domani. E amore mio, il tuo domani poteva essere così doloroso, duro, travagliato, forse breve ma tanto, troppo troppo cruento, che amore, perdonami ma da tutto l’immenso amore che mi hai tirato fuori forse ho scelto per pochi secondi di essere onnipotente. Non eravamo pronti amore. Ti ho raccontato qualche fiaba, dolce dolce, ti ho ringraziato e ti ho detto di quanta luce bella e di quanto bene andavi a trovare. Ma lo so amore mio. Lo so che non ti ci ho fregato mica. La mia pena, il mio strazio hanno un odore troppo vero perché tu non li abbia sentiti. E poi che mai posso riuscire a infinocchiare Aldone mio? Che mi conosce più di quanto non mi conosca io? Tu non volevi. Hai sempre avuto la tua personalità, la tua indipendenza, lo so che avresti voluto tempo, anche tra dolori atroci,  senza essere forzato. Perdonami, avrei dovuto riportarti a casa e restare assieme, soli, ad accogliere la rivoluzione. Ho avuto paura. Per te, per me, non lo so. Mille voci mi dicevano che saresti stato malissimo, che non c’era più nulla da fare. Ho avuto paura di essere egoista, di prendere tempo per non lasciarti andare. E non lo potevo permettere. È stata la prima volta che non ti ho dato retta. E che non ho dato retta a me stessa. Forse ho fatto bene, forse ci ho traditi, me lo chiederò per sempre. Il tuo sguardo, amore mio, il tuo sguardo rassegnato  che portava un velo di rimprovero, non me lo scorderò mai. Portami a casa. Restiamo io e te. Ha un blocco renale, i dolori saranno atroci, aiutalo. Con il ghiaccio nel cuore l’ho fatto. Eppure, so che tu sei cocciuto, so che avresti preferito altro. Allora, mettiamola così, mi hai fatto l’ennesimo dono, il dono di non vederti soffrire ancora di più. Ora sei ovunque, sei qualcosa di infinitamente potente, te l’ho sussurrato nel tuo tenerissimo orecchio prima che tu chiudessi gli occhi, ricordi? Ora sai che non ti ho mentito. Quando si fanno le rivoluzioni, tocca essere pronti alle ferite, agli squarci. Salutarsi, dopo 10 stupendi anni, in pochissimi minuti, è uno stupro dell’anima. Ma è la cruda meraviglia di questa vita terrena. Stai sereno amore, o forse, dovrei dirti, aiuta me a stare serena. Che tanto disperato dolore è la misura di un amore immenso, e ne è valsa la pena amore mio. Mai avrei rinunciato a tale dolore se il compromesso fosse stato non averti avuto accanto a me. La mia disperazione è anche la mia gratitudine. A te. Per sempre. E all’universo che ti ha messo sulla mia strada, Aldone bello. 

Sai amore, ho preso un bellissimo scrigno, grande, dove ho riposto tutti i tuoi preziosi oggetti. La tua ciotola, niglio e topo, il tuo collare e il tuo lungo guinzaglio , sempre lo stesso da anni. E i tuoi asciugamani con i quali, dopo la pioggia, ci divertivamo nella danza dell’asciugatura. Per me è uno scrigno sacro, sai amore. E no, dai, non mi prendere in giro. Essù, sono umana, mi attacco a piccoli vezzi. Ma sai perché è importante amore mio? Perché, quando lo apro, piano piano, delicatamente, che devo preparare il mio cuore ogni volta, ecco, quando lo apro, il tuo odore torna a me, mi trapassa, mi coccola, mi scioglie in pianto, mi perdona. E troverò anche un bellissimo posto per restituire le tue ceneri alla terra. Me ne stai suggerendo tanti, ora capiremo assieme, calma, piano, abbi ancora pazienza amore mio. Oggi riesco a dire di te, a dire di noi, ma lo dico non a te, non lo dico a noi, lo dico al mondo, per ringraziarlo, per raccontare una storia d’amore. Che certo non finisce qui. Dieci anni di rivoluzione. E ora, amore mio, sono un’altra, grazie a te. Ho avuto bisogno di tempo per imparare questa nuova forma del nostro amore.

Oggi, lo dico al mondo, amore, perché in tanti ti hanno voluto bene. E gli amici cari che hanno saputo della tua dipartita, hanno pianto sai e molto. Il mio babbo, poi, non lo avevo mai visto piangere. Mai. Nemmeno ai funerali dei nonni. E c’è stato pure lui fino alla fine, per dirti grazie e per onorare questa nostra seconda rivoluzione, c’è stato perché vi siete amati molto, perché lo hai protetto, perché non era possibile non amarti. E anche mamma, la tua nonna, che quando eri ospite ti preparava la tua pappa con tanto amore, ha il cuore gonfio di malinconia e gioia per averti avuto con lei. Gli amici canari ti ricordano tutti,  felici di averti avuto con loro, del tuo muso scroccone in cerca di cibo nelle loro tasche. E anche il tuo medico ti ha voluto tanto bene, mi ha aiutata nel non accanirci, nel non ospedalizzarti, nel non torturarti di terapie invasive. Tanti hanno riso al tuo buffo apparire, tanti hanno amato il tuo equilibrio. Lo dico al mondo, ma non a noi. Perché noi, amore mio, abbiamo i nostri segreti, il nostro linguaggio, un nostro odore e continueremo a dirci quello che vogliamo in silenzio. E a romperlo di tanto in tanto con latrati di amore. Ecco, amore mio, la nostra personalissima epica rivoluzione. Noi, i nostri mulini a vento e i nostri Amadigi di Gaula. Quanti segnali mi hai mandato. Quanti. 

Dopo 6 mesi hai bussato nuovamente al mio cuore.Un Natale difficile e speciale, dicembre 2018. Il primo senza te. Eppure mi hai aiutata ad accogliere una meravigliosa creatura ( che mi sopporta), Mirtilla dolcissima. Vi siete messi d’accordo lo so, mi avete fatto fessa. Mentre parlavo con la proprietaria del rifugio, dove tanti cani aspettano la loro occasione per avere una famiglia , tenuti con una cura e una attenzione unica, tanto verde, un tetto caldo per dormire , tanta socializzazione, insomma, mentre le raccontavo di te Aldone bello, alla parola cane nero, puff, Mirtilla, ha scavalcato la recinzione e si è fiondata tra le mie braccia. La guardo ed è la tua copia in piccolo. Potrebbe essere tua sorella, tua figlia. Identica…

Sei stato l’essere più importante della mia vita. Mi hai cresciuta. Tu, l’energia maschile più saggia e sana che io abbia mai incontrato. Grazie, amore mio, per quello che è stato, per quello che è, per quello che sarà. Ti amo.

P.s. i cani neri sono sempre stati i miei preferiti, vengono dalle fiabe, psicopompi, maestri. ( Non te l’ho mai detto per non farti montare la testa, ma tanto tu lo sapevi che ero cotta di te). Ci vediamo sotto la luna, alla seconda stella a destra.

Se avessi quattro zampe

se avessi ancora coda

saremmo bocca e peli

saremmo tutto un morso

raminghi a cercar cibo

ma io sto su due piedi

mi perdo nel mondano

io difetto, alambicco,

non sono alla tua altezza

tu vivi zolla a zolla

tu attendi, tu perdoni

e il naso terra terra

e il bacio lecca lecca

e gli occhi tutta fede 

che bellissima avventura

custodirci a vicenda

e ricordare il mio latrato

ché la tua umanità

mi insegna lo splendore

di scavare buche,

di rotolare nel fango,

di avere un prato

come desiderio

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