Il libero canto della vulva (e torte di mele a gogò)
Marzo 29, 2020In Corpo estraneoBy Marzia

Il libero canto della vulva (e torte di mele a gogò)

Buongiorno cara indisciplinata. Oggi, in questa vita di quarantena e di tremore, torno a far parlare il corpo.  Nella condizione di forzato isolamento e distanza sociale il sesso probabilmente oscilla tra il ruolo di grande protagonista nelle coppie conviventi che non hanno sintomi, a pratica bandita dagli amanti più attenti al contagio. Fino ad essere un mero ricordo per chi vive in solitudine. Mai come in questo momento, il sesso in autonomia è certamente di grande aiuto. Saranno mesi di salvifiche e necessarie masturbazioni o, per chi proprio non ne sente bisogno, di castità totale. 

Ebbene, eccomi qui, son sola soletta in casa. O meglio, con la mia dolcissima amica a quattro zampe che mi sopporta, ma senza compagnia umana. Mi viene in mente il percorso di isolamento e censura perpetrato per secoli nei confronti della sessualità femminile. Solo a pensare al dolore, alle calunnie, alle torture, che milioni di nostre antenate hanno dovuto subire su ogni questione e sulla gestione della propria vita erotica, mi si ferma il cuore.

Ripenso al mio percorso, alla conoscenza di me conquistata passo passo. Sono nata nel 1976, ho vissuto certamente la grande libertà che le femministe attiviste negli anni precedenti hanno conquistato con lotte durissime. Eppure non ero libera comunque e tutt’ora devo sempre stare all’erta. Sono cresciuta con una madre nata nel 1935, molto timida e castrata nella sua espressività sessuale, incapace di raccontarmi il sesso con semplicità. Da adolescente piuttosto esuberante, ho sperimentato una lunga serie di prime volte senza confidarmi con gli adulti, cercando il confronto con le amiche ancor meno consapevoli di me. Per quanto riguarda la masturbazione, l’impulso non è nato dalla sottoscritta. Ho approcciato al sesso precocemente, impreparata, ignorante, con una forsennata fame di crescita ed emancipazione, ma, a parte i baci che amavo moltissimo, tutti i primi approcci erano completamente dominati dall’ansia di soddisfare il mio partner, di essere approvata, di essere abbastanza, di appagare l’altro, di nascondere il mio impaccio, scimmiottando sicurezza e disinvoltura, praticando goffamente un sesso verso il quale ero acerba. Non lo facevo per me, ma per dimostrare di essere una tosta. Queste prime volte erano connotate da un turbinio di emozioni contrastanti, timore, disgusto, vergogna, miste a curiosità, adrenalina, trasgressione.

In questo essere completamente dedita all’altro, va da sé che la masturbazione non era considerata. Non parlavo con la mia vagina, non sapevo quante cose avesse da dirmi. Non sapevo come toccarmi, né sentivo l’esigenza di farlo. Cercavo di conoscere l’altro da me, prima ancora di conoscere me stessa. Studiavo ogni dettaglio dei territori stranieri e ogni qual volta mi accingevo ad avviare una missione, mi sentivo come una spia neofita impegnata nel suo primo incarico, tutta  tesa ad ostentare tranquillità, esperienza, servilismo, per ottenere la fiducia del nemico. A missione conclusa mi convincevo di aver scoperto i punti deboli dell’avversario. Ero attratta da ciò che non conoscevo ma ne avevo anche paura. Per carattere la mia reazione alla paura è quella di buttarmi a capofitto nell’esperienza che mi spaventa. Accettavo “leggi” altrui perché non ne avevo di mie. Bisognava che redigessi una Costituzione.

Quale era stata la mia politica fino ad ora? Incapace di pretendere, incapace di chiedere o di farmi ascoltare. Come era fatto il mio corpo? Non lo sapevo. Cosa gli piaceva? Non lo sapevo.

Poi è arrivata la prima relazione. Sono stata fortunata. Era uno dei miei migliori amici, non lo avevo mai considerato come possibile fidanzato. Aveva da sempre un debole per me. Ma non mi piaceva, non era uno che sembrava tosto, non era uno di quei tipi che solitamente mi attraevano. Ebbe pazienza, una infinita, enorme pazienza. Discrezione. Simpatia. E improvvisamente, un’estate, riuscì a rubarmi un bacio. Beh, scoprii un mondo. Un ragazzo naturalmente “vulvocentrico”, appassionato del corpo femminile, un talento innato in fatto di ascolto, di tatto, di passione e pazienza. Aveva 16 anni. Non era esperienza. Era predisposizione, generosità, capacità di amare. Il suo piacere era il mio piacere. Lontano dai tanti maschietti fallocentrici, convinti che basta avere un bel pene e penetrare per appagare una donna. È stato il primo ragazzo importante con cui ho condiviso anni di liceo. Assieme abbiamo scoperto il nostro piacere. Lui mi ha fatto conoscere la mia clitoride, la cercava delicato, voglioso, si dedicava al mio orgasmo, con lui non dovevo mostrarmi, esibirmi, fare altro che non volessi fare, a lui potevo dire ciò che desideravo e ciò che non volevo senza vergognarmi, senza sentirmi giudicata. A lui piacevo sempre. Da questa fase magica e solenne è nato in me il desiderio di organizzarmi anche da sola. Di cominciare ad amarmi. Di essere l’artefice del mio godimento. Chiaramente non sono bastati quegli anni giovanili per essere centrata. Anche perché tutto in noi donne è continua trasformazione, cambiamo noi, cambia il corpo, evolve la nostra sessualità. A mollare l’ansia di appagare l’altro a discapito del mio piacere ci ho messo molti anni, perché, chiusa la prima storia liceale così tenera e onesta, ho collezionato incontri pregni di ignoranza, machismo, invisibilizzazione, sminuimento,  presa in giro della mia sensibilità erotica. Tutti atteggiamenti che gli uomini non vedevano come tali. E nemmeno io. Ma non ero mai rilassata. Non sempre ero capace di respingere, di chiudere, di dire la mia, soprattutto se l’uomo mi piaceva. Mi sentivo in colpa, mi vergognavo, avevo paura di offenderlo, di ferirlo, lo proteggevo.

No, dico, indisciplinate, vi rendete conto? Proteggevo il loro bisogno di essere rassicurati sulla virilità, e non proteggevo la mia natura. Soprattutto non capivo che la virilità non esiste. Non nei termini dello stereotipo imperante. Con la maturità, questo problema non si pone. Incontro ancora tutto questo ma viene cassato ai primi segnali. Ora non posso proprio innamorarmi o fare anche solo sesso con un partner che abbia queste tendenze. Mi annoia, mi rompe, non mi piace. Non voglio più sentire un avversario, un nemico, dentro la mia vagina. Ma un complice. Essere reciproci esploratori. Nel rispetto e nel piacere di entrambi. 

Eva dopo il primo morso, non smette più di mangiare la mela. Di conoscere sé stessa e il mondo. La mela che riporta alla dea madre, all’immortalità dell’anima, nella cultura cristiana al peccato originale e a molto, molto altro. La mela, bandiera di questa zattera indisciplinata, ha davvero ispirato un infinito, antichissimo universo simbolico, alchemico, mitologico. La nostra tentatrice, la nostra Mela Malum. Al riguardo, vi saluto con una altra piccola nota utile su questo dolcissimo frutto. 

Uno studio dell’università degli studi di Firenze, pubblicato sull’autorevole rivista medica Archives of Gynecology and Obstetrics, mette in relazione il consumo di mele con il miglioramento della vita sessuale femminile. Dall’analisi dei dati si evince che le donne consumatrici di un buon numero di mele al giorno hanno una vita sessuale migliore, più eccitazione, più facilità di raggiungere l’orgasmo. 

Secondo i ricercatori italiani il motivo sarebbe l’alta concentrazione di antiossidanti e polifenoli nelle mele, che, favorendo l’afflusso di sangue nei genitali ne aumentano l’eccitazione. Ancora più importante sarebbe la presenza della florizina, un fitoestrogeno chimicamente molto simile all’ormone femminile estradiolo,  indispensabile alla lubrificazione vaginale e alla sessualità femminile.

Ebbene, care spettinate, per noi che siamo sole in casa. O per voi che vivete con i vostri o le vostre compagne e preferite evitare il contatto fisico.  Giacché le mani non sono mai state così pulite, perché non impiegarle al meglio per il nostro diletto? Per non rinunciare al piacere, per omaggiare la vita comunque. Per dare voce alla nostra vagina. Pratichiamo il libero canto della vulva! Magari non in terrazza, o fate infartare il vecchietto dirimpettaio.

Quindi, mie care, in questa casalinghitudine forzata, buona masturbazione a tutte. Che i peccati siano con voi. E torte di mele a gogò!

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