Gennaio 4, 2020In Corpo estraneoBy Marzia

Ma io non so pescare

ESTATE 1988 – VACANZE AL MARE

Alto , bruno, atletico, 16 anni. Sono in acqua. Lui si avvicina a me.
– “Ciao, Stefano. Quanti anni hai?”
– “Ci..ao..Marzia. Quattord …dodici” – rispondo.
– “Ma dai, sembri più grande”.
Dopo cena posso uscire fino alle undici, permesso che a Roma mi sogno, esclusivo appannaggio delle vacanze passate in un piccolo paese toscano. La mia meta: consu-mare i neuroni in sala giochi. Quella sera, mentre mi accanisco sui pulsanti del mio videogioco preferito, entra lui. Con fare alla Tony Manero mi chiede se voglio andare a fare un giro. Con mia grande sorpresa biascico un timido “perché no!”. Ci pren-diamo un gelato.
“Andiamo al molo. Lì ci sono solo i pescatori e gli innamorati”, mi dice. Io, l’ultima delle nerd “Ma io non so pescare”, rispondo.
Cuore in gola. Lui, moro, alto, sportivo, modaiolo, spigliato, divertente, aria da fur-fante. Io goffa, insicura, con i brufoli evidenziati da un correttore mal messo, mai pensato a come vestirmi, mai uscita con un maschio da sola, da quell’istante balbu-ziente. Ci sediamo sul muretto. Tartaglio logorroica vomitando parole sconnesse mentre il suo sguardo mi ispeziona il viso, studia ogni dettaglio della mia pelle e si ferma a fissare le mie labbra isteriche. Smetto di monologare. Lui si avvicina lenta-mente, sempre di più, fino a ad avvolgere il suo braccio intorno al mio collo. Princi-pio di infarto, gola secca. Mi sussurra con dolcezza: “Vuoi essere la mia ragazza?” Mi viene da piangere. Sorriso forzato, sudore freddo. Lo abbraccio. Non faccio a tempo ad emettere parola che lui appoggia le sue labbra sulle mie.
“Cos’è che fa? Mi lecca la bocca, ma che schifo, aiuto!”. La sua lingua spinge e ten-ta di scassinare le mie labbra asserragliate. Mi scanso, volto paonazzo, sguardo sofferente, smorfia schifata.
“Ti devo spiegare una cosa , chiudi gli occhi. Fidati”.
Chiudo gli occhi, le sue braccia mi avvolgono, cuore fermo, le sue labbra di sale e chewingum mangiano le mie. Fremito. Terremoto. Pressione alta. Giro del mondo in 180 secondi. Mi sciolgo in un sapore. Mangio la sua anima, lui la mia.
Non smettere. Ancora, ancora, ancora!
Torno a casa correndo, mi chiudo in camera in evidente stato di iperventilazione, sul-lo sfondo la voce di mio padre che borbotta severo contro i mio ritardo. Passo la mia prima nottata insonne. Fantastico sul nostro futuro assieme. Io e lui al liceo, io e lui all’università, io e lui viaggiatori per il mondo, io e lui e la nostra prima casa, io e lui e il matrimonio, io lui e i nomi per i nostri figli.
La sera seguente intraprendo una frenetica lotta con l’armadio, mi provo tutto il guar-daroba compreso quello di mia madre, che intanto mi insegue nei miei nervosi spo-stamenti tra l’armadio e il bagno abbaiando che non devo rientrare tardi di nuovo.
Entro in sala giochi agitatissima ma con fare disinvolto, truccata con leggerezza da elefante, addobbata come l’albero di natale. Gioco fino a farmi sanguinare le dita. Di lui nessuna traccia, eppure mi ha detto che ci saremmo beccati qui. Mi ritrovo al bar della sera precedente. Dopo un’ora, due gelati, due frullati e un frappè, senza soldi e con una immediata urgenza di andare in bagno, sento la sua voce in lontananza, mi sembra ciarliero, mi alzo a fatica in preda a impellenti dolori addominali e lo vedo avanzare baldanzoso abbracciato ad una bellissima ragazza, che dico, una donna, avrà avuto 18, 19 anni! Parlavano allegramente, lei camminava sfilando e di tanto in tanto lo azzittiva concedendogli un bacio.
Vinta dalle orribili e nefande conseguenze del mio peccato di gola, mi affretto a na-scondermi in bagno. Esco da lì trenta minuti dopo, completamente sudata e appicci-cosa, ancora tremante ma finalmente più lucida, lui è seduto al tavolo con lei e altri ragazzi, mi vede, i nostri sguardi si incrociano, abbassa gli occhi e riprende a fare il gradasso.
Tre giorni chiusa in casa. Pianto. Disperazione. Promesse e voti di eterna castità in suo ricordo. E comunque, ti credo che non so pescare. Sono io il pesce!

Un gelato al cioccolato, dolce, un po’ salato, un gelato al cioccolato.