Una ferita tra le gambe
Ottobre 17, 2020In Corpo estraneoBy Marzia

Una ferita tra le gambe

Ps, pss, ehi…  si vede qualcosa? Dimmi, si vede? Seguono contorcimenti da circo. Modalità vaghezza, indifferenza, come se nulla fosse. Incrocio di sguardi, tutto a posto, uff, meno male. 

E ancora: performance da mimo, coreografia labiale:

lì, ti sei MAC – CHIA – TA  lì!

Panico, imbarazzo, nausea. Felpa in vita, camminata guardinga, dissolvenza. Un bagno. Datemi un bagno!

Così per anni e anni e anni. Così per tante, per tutte. Oceani di donne hanno queste battute in repertorio. Le adolescenti di oggi certamente arrivano allo sviluppo più preparate e consapevoli al ciclo, noialtre generazioni precedenti abbiamo dovuto gestire in sordina tutto il circo magico dei nostri flussi. Ma anche le giovanissime non se la passano mica bene, hanno a che fare con un mercato che mette noi donne al centro di ogni consumo, dall’estetica alla maternità fino al ciclo e, nonostante le necessarie lotte femministe, la strada per il rispetto di noi stesse è ancora lunghissima, irta di ostacoli più ambigui del passato, meno riconoscibili, “democratici”,  “amichevoli”. Quanto più in commercio proliferano prodotti per il benessere femminile, tanto più tocca stare con gli occhi spalancati, ché l’idea di benessere propinata suggerisce perfezione, eterna giovinezza, omologazione, compiacimento del maschile.

Ma torniamo alle nostre “cose”. Ho già ampiamente raccontato ne Non sapevo di essere donna,  l’impatto tragicomico che ho vissuto con l’avvento delle mestruazioni. Quando ci penso rido assai. Sono certa che pure voi altre indisciplinate avrete ricordi dolcissimi, esilaranti. Ma certamente anche amari. Il tabù, la vergogna, la gestione del dolore, la spossatezza, l’irritabilità, l’ansia di qualche ritardo, i brufoli, l’addome gonfio, la borsa dell’acqua calda, al lavoro con la dismenorrea, i bomboni antidolorifici, la tisana, noooo mi sono venute, o mio dio non mi sono venute, mi dispiace non esco, non posso, sto malissimo, macché arrivo, faccio, corro, non rinuncio a nulla, non mi fermeranno due gocce di sangue!

Ed eccoci verso la scommessa mensile sulla ricerca della comodità, di tutte quelle formule che assicurino la perfetta prestazione in ogni caso, belle, pulite, profumate, verginee.

Ah beh, ho pensato a 12 anni, meno male che sono nata nel XX secolo, assorbenti pratici, esterni, interni, notturni, diurni, super, regular, mini, applicatore, non applicatore e via in questi ultimi 30 anni sempre meglio, linx, nuvel, petaloquapetalolà, tamparapà, abcdefg, setarasoetaffettà, stellastellinadududadada, lyciamariagiovanna, ali su ali giù, vola vola vola fino agli invisibili paladini, i prodi mimetici difensori, gli indiscussi eroi, i fondamentali SALVA MUTANDE! ( che porelle nel frattempo se ne stavano lì in pace senza volè esse salvate da nessuno).

Il rapporto conflittuale con il ciclo, al di là degli sbalzi ormonali, non è endemico, ma è la conseguenza di retaggi censori, giudicanti, sessisti che sono profondamente radicati, la conseguenza di una società che non è a misura di donna (come non è a misura di bambin*, di anzian*, di tante minoranze, oserei dire riassumendo, non è a misura umana, se per umana torniamo ad intendere quell’essenza animale delle origini).

Eccoci dunque a combattere ogni mese, investendo anni di lavoro su noi stesse, che non tutte hanno voglia di fare, per scrollarci di dosso ciò che non è realmente sano, per accogliere i nostri corpi, volerci bene.

Le mestruazioni sono una rottura, una piaga, una croce. Questo ho sempre pensato.

Poi, nel 2015, a 37 anni, ho avuto un cancro al seno. ( ve ne ho parlato qui). Mentre ascoltavo l’oncologa farmi l’elenco delle terapie, nessun pianto. Poi dice “menopausa indotta per cinque o più anni” e mi ritrovo a singhiozzare senza potermi fermare. Un colpo. Una donna interrotta, come ha suggerito la mia amica Sara. Ecco, mai avrei immaginato che mi sarebbero mancate così tanto le rosse. Mai come in quel momento ho capito quanto erano importanti, quanto le amavo. Erano il mio tempo, il mio flusso interiore, il mio personalissimo calendario.

La menopausa è durissima per molte, meno per altre. È uno dei tanti passaggi alchemici e profondi che noi donne attraversiamo. Ma è naturale.

Perdere chimicamente il ciclo non lo è.

Ebbene, amiche spettinate, dopo aver rifiutato la chemioterapia, accetto i cinque anni di menopausa. Cinque anni che si sono conclusi a luglio.

In questo ottobre che è stato insignito della onorificenza di mese rosa, dedicato al cancro al seno, ai controlli e al fiocco rosa (parlerò nel prossimo articolo della complessa questione del business sul cancro al seno ), in questo mese, con mia grandissima gioia, sono tornata a sanguinare, lì, dove tutto ha inizio.

Sono una ferita tra le gambe.

Una porta per l’altrove.

Sono costellazioni di padri.

Galassie di madri.

Ciò che voglio essere è il percorso.

Ciò che sarò è silenzio

fratto biliardi di lacrime.

E il sorriso periodico

dopo la virgola.

( Ore Illegali – ed. Alterego)

È stato meraviglioso. Un rito. Antico, ancestrale. Intimo e universale al contempo. Non ho preso i soliti assorbenti, quelli vanno bene forse per fare da mascherina anti contagio al clown che sono.

Basta con queste torture sbiancate. Bianco come censura del rosso, come rassicurazione di pulizia, di purezza. Bianco che intossica le nostre vagine, che non le fa respirare e le consegna alle infezioni, ad un flusso enormemente abbondante, perché più siamo intossicate più il nostro corpo aumenta la quantità di sangue, il nostro depuratore. Per non parlare dei tamponi interni in commercio.

No, basta.

Ho recuperato le usanze delle nonne. Stoffa. Dolce, accogliente. Più nessun cattivo odore. Tutto respira, tutto è coccolato. Voglio lavare il mio sangue. Nell’acqua fredda. E non lo voglio buttare. Non è un rifiuto il mio sangue. Voglio restituirlo alle piante. Alla faccia dei pregiudizi medievali. Voglio restituire alla terra, alle foglie, ai fiori questa potente pozione fatta di muco, secrezioni, acqua e tessuti organici. Alcuni elettroliti, un po’ di sodio, un’anticchia di potassio, qualche proteina, una spruzzata di colesterolo, un tocco di bilirubina. Eccolo. Il mio, il nostro modo di ringraziare il mondo, di concimare le radici.

Indisciplinate mie, ci sono tantissimi assorbenti di cotone lavabili (anche per l’incontinenza volendo). Se vi fate un giro online ne trovate tantissimi. E sono pratici, non crediate. Ve li consiglio. Per la nostra salute. Per le nostre tasche, ché la battaglia femminista sugli assorbenti di Stato è ancora lunga. E per ultima ma non per ultima, per la salute del nostro pianeta. Il mercato ha reso ciò che di più naturale al mondo esiste una della maggiori cause di inquinamento.

Cito da un articolo di Francesca Zanni su Oggi Scienza ( qui potete leggerlo al completo)

Una donna in media ha le mestruazioni per 40 anni, per un totale di circa 2400 giorni totali nella vita, che corrispondono più o meno a 7 anni in tutto. Considerando che le donne sono circa la metà della popolazione, ma non tutte sono in età fertile, è stimato che 2 miliardi di persone abbiano a che fare mensilmente con le mestruazioni, utilizzando dagli 11mila ai 16mila tamponi o assorbenti nel corso della loro esistenza. Quelli tradizionali sono costituiti per il 90% da plastica (2,4gr), l’equivalente di 4 borse da spesa per pacchetto.

 Forbes afferma anche che gli assorbenti tradizionali impiegano circa 500 anni per disintegrarsi. I tamponi invece, sono fatti per la maggior parte di cotone, ma molti nuovi prodotti hanno un applicatore igienico in plastica e sono all’interno di una confezione monouso dello stesso materiale, essendo così costituiti da circa il 6% di plastica.

Vi segnalo quelli che sto usando io,  AMA TU LUNA. Conosco le fantastiche donne che hanno creato questo progetto. Sono stupendi, carinissimi, la qualità del cotone biologico è meravigliosa, le fantasie mettono allegria, celebrano le nostre giornate. E i loro progetti sociali sono davvero forti.

Per le giornate più sportive o per il mare ci sono le coppette. Personalmente preferisco sempre che il sangue fluisca, che scorra, che non ristagni, però effettivamente ci sono momenti in cui è utile usare la coppetta. ( ahimè ho abusato di interni sbiancatissimi per una vita).

Vi metto un link di un’azienda che mi pare molto buona, in silicone medico organico. Ma volendo, ne trovate tantissime online o in farmacia.

Ricapitolando: ti cade l’olio sui vestiti? Non ti scapicolli a cambiarti. Ti schizzi con il sugo? Non ti copri con la giacca alla velocità della luce. Il caffè addosso? Nessun panico.

Sangue dal naso? Uh, mannaggia, tampona e ti passa. Sangue sulle ginocchia? E che sarà mai qualche sbucciatura!

Sangue dalla vagina? SANGUE DALLA VAGINA? Schifo, orrore, vergogna! Macchia dell’anima, errore fatale, perdita di dignità! Cinque minuti da dimenticare…

Ho le mestruazioni, mi sono macchiata e quindi?

È l’unico sangue che in questo pianeta viene versato in pace. E mi devo anche vergognare?

Previsioni meteo: ciclone in vista. Eccoci qui, tutte indisciplinate, un’ondata di cicloniche femmine sanguinolente. Di vulve felici. Evviva le nostre vagine, ciclonicamente vermiglie! Evviva quelle che lo sono state! Evviva quelle che lo saranno!

 

Sangue, viscere e scheletro

le mura, i confini, l’orto 

di quel sacro vuoto animale

che siamo noi donne.

Deponiamo aureole e bordelli.

Unica elemosina accettabile,

la polvere delle stelle,

il polline dei fiori.

( Ore Illegali – ed. Alterego)

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